In ambito di infrazioni ambientali, il 2026 non è partito per niente bene per l’Italia visto che la Commissione europea ha aperto un nuovo pacchetto di procedure d’infrazione che riguardano diversi ambiti: dalla direttiva quadro sulle acque, al piano per la revisione della qualità dell’aria fino agli obblighi di segnalazione sul rumore ambientale. Dunque, si prospettano ulteriori sanzioni da pagare, qualora lo Stato non provveda all’adeguamento alla normativa comunitaria. Per le casse nazionali sarebbe un ulteriore colpo, visto che al 31 dicembre 2024, per le sole procedure d’infrazione su tematiche ambientali, l’Italia ha dovuto sborsare 888 milioni di euro, stando alla relazione della Corte dei conti 2025. Vediamo nel dettaglio le nuove infrazioni ambientali.
Direttiva quadro sulle acque
La Direttiva 2000/60/CE sulle acque istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque interne superficiali, di transizione, costiere e sotterranee, perseguendo scopi che riguardano il profilo ambientale, economico e sociale della gestione della risorsa. In particolare, su tale Direttiva, la Commissione europea contesta all’Italia il fatto di non aver implementato un sistema adeguato alla registrazione dei permessi di prelievo e di invaso delle risorse idriche, oltre a non aver previsto una revisione periodica delle concessioni il cui periodo di validità può essere anche di 30 o 40 anni. In sintesi, secondo Bruxelles il sistema di gestione e misurazione previsto in Italia non garantisce una gestione adeguata e responsabile della risorsa idrica. A questo punto, il Governo ha tempo due mesi per applicare le misure correttive richieste, in caso contrario la procedura d’infrazione passerà alla seconda fase con il deferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.
Norme sulla qualità dell’aria
La seconda procedura d’infrazione ambientale avviata dalla Commissione riguarda l’omessa revisione del Piano nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico, come indicato dalla Direttiva NEC del 2016 (UE 2016/2284), revisione che dovrebbe avvenire ogni 4 anni. Il Piano è uno strumento fondamentale per la riduzione dei principali inquinanti immessi in atmosfera da industria, trasporti, agricoltura, riscaldamento domestico, ovvero: anidride solforosa, ossidi di azoto, composti organici volatili, ammoniaca, particolato fine. Questa Direttiva è di particolare interesse per la qualità dell’aria del nostro Paese che ha nella Pianura Padana una delle aree più inquinate del Continente. Anche in questo caso l’Italia ha due mesi di tempo per rispondere e porre rimedio alla mancanza rilevata da Bruxelles, pena l’avanzamento della procedura.
Rumore ambientale
La terza procedura di infrazione riguarda il mancato recepimento della Direttiva UE 2024/2839, un provvedimento europeo che introduce modifiche volte a semplificare gli obblighi di comunicazione in diversi settori, tra cui quello dell’emissione acustica ambientale. La direttiva interviene in particolare sul rumore prodotto da macchine e attrezzature destinate all’uso all’aperto, aggiornando la normativa già prevista dalla direttiva 2000/14/CE. L’obiettivo è alleggerire gli adempimenti amministrativi per imprese e autorità competenti, mantenendo invariati i livelli di protezione dell’ambiente e della salute pubblica. Secondo la Commissione europea, l’Italia non ha ancora notificato le misure nazionali necessarie per dare attuazione alla direttiva. Il governo dispone ora di due mesi per rimediare alla situazione: in caso contrario, si passerebbe alla fase successiva del contenzioso.