Dal primo maggio 2026, cartelloni, pensiline degli autobus e spazi pubblici di Amsterdam non potranno esibire pubblicità di carne, combustibili fossili, voli aerei e crociere.
Ieri, 29 gennaio, il consiglio comunale della capitale olandese ha approvato la modifica alla normativa locale, rendendola vincolante. Una decisione storica, che rende Amsterdam la prima capitale al mondo a compiere un passo del genere. Non una novità assoluta per i Paesi Bassi: altre città olandesi come L’Aia, Utrecht, Delft, Nijmegen, Haarlem e Bloemendaal hanno già adottato divieti simili.
Il divieto capitolino riguarderà solo gli spazi pubblici esterni come cartelloni e pensiline, non le vetrine dei negozi o gli spazi interni alle stazioni.
Quando parlare di clima non basta
Il senso della proposta è riassunto in questa frase di Jenneke van Pijpen, consigliera comunale del partito GroenLinks, che insieme al Partij voor de Dieren ha proposto la legge: “Non puoi dire che prendi sul serio la politica climatica e continuare a permettere queste pubblicità”.
Una dichiarazione forte che invita la pubblica amministrazione a prendere azioni coerenti con gli obiettivi dichiarati. Parlare di transizione ecologica mentre negli spazi della città si promuovono i principali responsabili delle emissioni è una contraddizione difficile da difendere.
Il vicesindaco Melanie van der Horst ha però avvertito che l’applicazione dal primo maggio potrebbe essere prematura, citando possibili conflitti con contratti esistenti e rischi di azioni legali da parte degli inserzionisti. Giova ricordare che in passato L’Aia ha affrontato un contenzioso legale con associazioni di viaggio come Anvr e Tui, che hanno accusato il divieto di violare la libertà di espressione e d’impresa. In quella occasione, i tribunali olandesi hanno respinto il ricorso contro la Pa.
Quanto pesa la pubblicità vietata ad Amsterdam
Anche a causa di un processo culturale già iniziato in Olanda, non si parla di grandi numeri. La pubblicità di carne rappresenta lo 0,1% degli annunci negli spazi pubblici di Amsterdam, mentre i combustibili fossili il 4,3%. Percentuali ridotte che rivelano come la decisione abbia più un valore di principio che un impatto economico diretto sul settore pubblicitario.
Anche se il peso commerciale è limitato, il significato politico è enorme. La pubblica amministrazione sceglie di non promuovere ciò che contraddice i suoi obiettivi climatici.
I numeri dell’inquinamento
I sistemi agroalimentari globali hanno prodotto 16,5 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente nel 2023, con un aumento del 7% rispetto al 2000, secondo il World Food and Agriculture Statistical Yearbook 2025 della Fao. Di queste emissioni, oltre la metà proviene da alimenti di origine animale, secondo il rapporto Fao-Ocse “Prospettive agricole 2025-2034”.
Il settore alimentare nel suo complesso è responsabile del 30% delle emissioni totali di gas serra, secondo il rapporto della Commissione EAT-Lancet 2025, e potrebbe da solo compromettere l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C anche se eliminassimo completamente i combustibili fossili da oggi.
Senza interventi, la Fao stima che queste emissioni raggiungeranno 9,1 miliardi di tonnellate entro il 2050, con un incremento del 20%. In particolare, i bovini contribuiscono da soli per 3,8 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente all’anno, rappresentando il 62% delle emissioni totali del settore zootecnico.
Per approfondire: Quanto inquina l’industria alimentare? Troppo, e ci fa anche male
Il rapporto “Roasting the Planet” di Greenpeace e altre organizzazioni ambientaliste ha rivelato che le 45 maggiori aziende produttrici di carne e latticini hanno generato oltre un miliardo di tonnellate di emissioni di gas serra tra il 2022 e il 2023, superando quelle dell’Arabia Saudita, secondo produttore mondiale di petrolio. Considerando l’intero ciclo di vita, la produzione di un chilogrammo di carne bovina genera in media 23,1 kg di CO₂ equivalente; in Europa, gli allevamenti intensivi emettono l’equivalente di 502 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, più di tutte le automobili del continente.
L’impatto dei combustibili fossili
Si parta da pochi ma eloquenti dati: il carbone è responsabile del 42% delle emissioni da combustibili fossili, il petrolio del 33% e il gas del 21%.
In attesa dei numeri definitivi, secondo le previsioni del Global Carbon Project, nel 2025 le emissioni globali di CO₂ derivanti dai combustibili fossili e dalla produzione di cemento avrebbero raggiunto 38,1 miliardi di tonnellate, con un aumento dell’1,1% rispetto al 2024. Se confermato, si tratterebbe dell’ennesimo record negativo sotto il profilo ambientale.
La combustione di fonti fossili rilascia nell’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, idrocarburi e particolato che causano l’effetto serra contribuendo al riscaldamento globale. Nel 2025, le concentrazioni atmosferiche di CO₂ hanno raggiunto una media annuale di 425,7 ppm, +52% rispetto ai livelli preindustriali.
Come risolvere questo annoso problema? L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha ribadito nel suo World Energy Outlook 2024 che per limitare il riscaldamento a 1,5°C non sono necessari nuovi progetti convenzionali di petrolio e gas a lungo termine, e che entro il 2035 il 95% degli investimenti energetici dovrà essere in energie pulite.
Una scelta che fa scuola?
Amsterdam si inserisce in un movimento che parte dai Paesi Bassi ma che potrebbe estendersi. Dopo essere stata nel 2020 la prima città al mondo a voler vietare la pubblicità dell’industria dei combustibili fossili e dei voli aerei, ora consolida quella scelta rendendola vincolante e aggiungendo la carne. La città del fiume Amstel punta a raggiungere diete per il 50% a base vegetale entro il 2050.
L’organizzazione ProVeg International applaude l’iniziativa, esaltando i benefici climatici, sanitari e per il benessere animale associati alla riduzione del consumo di carne.
La decisione travalica i confini olandesi perché accende i riflettori sul ruolo delle amministrazioni pubbliche nella lotta al cambiamento climatico. Amsterdam ha scelto di dare coerenza e sostanza alle parole, pur sapendo che la strada non sarà priva di ostacoli legali ed economici. Nella convinzione che i benefici per la salute umana, ambientale e animale superino di gran lunga i rischi.