L’85% delle mele europee contiene un “cocktail” di pesticidi. A rilevarlo è l’organizzazione ambientalista Pesticide Action Network (Pan) Europe, la quale ha lanciato un allarme globale dopo aver rilevato la presenza di più pesticidi nella maggior parte delle mele analizzate in 13 Paesi europei. Alcuni campioni presentavano tracce di ben sette diverse sostanze chimiche.
Lo studio, inoltre, rileva che la stragrande maggioranza delle mele convenzionali prodotte localmente contiene residui multipli che potrebbero avere effetti dannosi per la salute, sollevando seri interrogativi sull’efficacia delle attuali normative di sicurezza alimentare dell’Unione europea e sulla sicurezza dei minori.
Più di una mela su due contiene “sostanze chimiche per sempre”
L’indagine, condotta su 59 campioni nazionali (ogni campione è composto da più mele per un peso minimo di 500 grammi) provenienti da 13 paesi, tra cui Francia, Spagna, Italia e Polonia, dipinge un quadro preoccupante dell’agricoltura intensiva europea. Oltre alla presenza diffusa di pesticidi comuni, il 64% dei campioni conteneva almeno un pesticida Pfas, noti come “sostanze chimiche per sempre” a causa della loro estrema persistenza nell’ambiente. Queste sostanze sono state rilevate in tutti i Paesi coinvolti nello studio.
Inoltre, il 71% delle mele è risultato contaminato da pesticidi classificati come “candidati alla sostituzione”, ovvero le sostanze più tossiche autorizzate nell’Ue che gli Stati membri dovrebbero eliminare gradualmente fin dal 2011. Il rapporto evidenzia anche che il 36% dei campioni conteneva pesticidi neurotossici, come l’acetamiprid, che possono influenzare lo sviluppo cerebrale dei feti e sono stati collegati a malattie come il Parkinson.
L’effetto cocktail: “20 anni di inazione normativa”
La denuncia principale della Ong non riguarda solo la presenza dei singoli pesticidi, che spesso rimangono entro i Limiti massimi di residui (Mrl) legali, cioè la quantità massima di agrofarmaci consentita per legge nelle colture destinate all’alimentazione umana e degli animali, ma il cosiddetto “effetto cocktail”. Nonostante un regolamento Ue del 2005 preveda che l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) sviluppi una metodologia per valutare i rischi dell’esposizione multipla a diverse sostanze, Pan Europe accusa l’autorità di non aver ancora implementato tale sistema dopo due decenni.
Attualmente, i pesticidi vengono valutati singolarmente, ignorando i potenziali effetti sinergici che potrebbero aumentare la tossicità complessiva del prodotto. “In questo rapporto, mostriamo che l’85% delle mele presenta residui multipli e non sappiamo se siano sicure per il consumo o meno”, ha dichiarato Martin Dermine, direttore esecutivo di Pan, il quale afferma che “se le autorità di regolamentazione nazionali e dell’Ue applicassero correttamente la legge, una serie di pesticidi rilevati nelle mele sarebbero stati vietati molto tempo fa. Come l’acetamiprid, tossico per il cervello dei feti, o il difenoconazolo, un interferente endocrino e neurotossico. Invece, l’Ue propone di indebolire la tutela della salute con la sua proposta Omnibus su alimenti e mangimi. Il nostro rapporto sottolinea che è necessaria una regolamentazione più completa, non meno completa”.
Un rischio per i bambini
Uno dei dati più scioccanti emersi dallo studio riguarda la sicurezza dei più piccoli. Se le mele analizzate fossero state vendute come alimenti trasformati per l’infanzia, il 93% dei campioni sarebbe stato illegale, poiché superavano il limite di residui di 0,01 milligrammi per chilogrammo stabilito dall’Ue per proteggere i bambini sotto i tre anni.
Il rapporto sottolinea come i sistemi neurologico e immunitario dei neonati siano in pieno sviluppo e quindi estremamente sensibili anche a concentrazioni molto basse di sostanze chimiche. Per questo motivo, la Ong raccomanda vivamente ai genitori di dare priorità alle mele biologiche per i propri figli o, in alternativa, di sbucciare accuratamente i frutti non biologici, sebbene ciò non elimini completamente il carico di pesticidi.
Soluzioni proposte
Le mele sono tra i frutti più consumati in Europa, ma anche tra i più trattati, con una media di 30 irrorazioni di pesticidi all’anno nelle coltivazioni convenzionali. La Ong denuncia che molte sostanze nocive dovrebbero essere già state vietate secondo la legge Ue a causa della loro tossicità intrinseca.
Per colmare il vuoto normativo, Pan Europe propone l’introduzione di un “Fattore di valutazione delle miscele” (Maf) pari a 10, che abbasserebbe i livelli di sicurezza di dieci volte per compensare l’assenza di una valutazione del rischio per l’esposizione multipla.
Inoltre, viene richiesto agli Stati membri di implementare la Direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi (Sud), favorendo metodi non chimici e varietà di mele resistenti ai funghi, già ampiamente disponibili sul mercato.