A che ora è la fine del mondo? Si domandava Luciano Ligabue in un suo celebre brano del 1994. Tra pochi secondi, 85 per la precisione, come quelli che mancano alla mezzanotte secondo l’Orologio dell’Apocalisse, un indicatore del rischio planetario messo a punto dal Bulletin of the Atomic Scientists, che scandisce il tempo mancante ad un’ipotetica catastrofe globale.
Il perché di un ulteriore avanzamento verso la mezzanotte ovvero la fine del mondo, 4 secondi in più rispetto all’anno scorso, è dovuto “all’aumento dei rischi catastrofici e al declino della cooperazione”, secondo Alexandra Bell, Presidente e CEO del Bulletin of the Atomic Scientists.
Non c’è più tempo
Crisi climatica, tensioni geopolitiche, conflitti, riarmo nucleare, uso indiscriminato delle nuove tecnologie: sono questi gli elementi principali che ci stanno portando a un passo dalla fine del mondo. Lungi dall’essere solo una metafora della catastrofe, il conto alla rovescia verso la mezzanotte è il risultato di una serie di valutazioni effettuate anno dopo anno da un gruppo di scienziati, climatologi, fisici nucleari, biologi di livello internazionale su una serie di fattori di diversa natura che interagiscono nell’aumentare il rischio di catastrofe globale. In particolare, nell’ultimo anno il board degli scienziati segnala l’inasprimento di minacce già esistenti, con specifico riferimento all’ascesa di autocrazie nazionalistiche nelle grandi potenze mondiali sempre più antagoniste tra loro.
L’ammonimento degli esperti è chiaro: “Troppi leader sono diventati indifferenti adottando politiche che accelerano i rischi esistenziali. Parallelamente, c’è una crisi dell’informazione spesso corrotta o deviata in modo deliberato”. Gli stessi scienziati, però, ricordano anche che “pur mancando meno di un minuto, si può ancora agire per far arretrare le lancette, a condizione che la politica ritrovi il senso del limite, la cooperazione torni ad essere un valore condiviso e la tecnologia venga rimessa al servizio del genere umano”.
Un simbolo per riflettere
L’Orologio dell’Apocalisse o Doomsday Clock, metafora della fine del mondo, è un artificio di comunicazione ideato per sensibilizzare l’opinione pubblica sui principali rischi che l’umanità deve tenere in considerazione per evitare la distruzione del Pianeta e quindi l’estinzione. Creato nel 1947 dal Bulletin of the Atomic Scientists, organizzazione fondata due anni prima da Albert Einstein, l’Orologio dell’Apocalisse rappresentava inizialmente uno strumento per riflettere sui rischi legati all’impiego di armi nucleari.
All’inizio le lancette segnavano sette minuti a mezzanotte, ma già due anni dopo, nel 1949, avanzarono fino a tre minuti dalla fine del mondo a seguito dei primi test atomici dell’ex Unione Sovietica. In realtà l’Orologio dell’Apocalisse non è sempre andato in avanti. Nel 1991, ad esempio, a seguito della fine della Guerra Fredda, le sue lancette furono portate indietro di 17 minuti. Successivamente, però, hanno ripreso ad aumentare inesorabilmente anno dopo anno. E se nel 2010 eravamo ancora a 6 minuti della mezzanotte, nei successivi 15 anni c’è stato un lento e inesorabile declino: dai due minuti del 2018 ai 100 secondi del 2020 fino, appunto, agli 85 secondi attuali.