Pacchetto Omnibus Ambiente: la semplificazione è una priorità per tutti

Mantenere le finalità del Green Deal rimuovendo i costi che non portano benefici ambientali diretti
16 Gennaio 2026
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Ambiente ue canva

L’Europa cambia passo. O meglio, cerca di togliere il freno a mano. Dopo anni di intensa produzione normativa, la Commissione Europea ha deciso che è il momento di sfoltire, razionalizzare e rendere la vita più semplice a chi deve tradurre le leggi in azioni concrete. Questo è il senso del Pacchetto Omnibus, che, tra gli altri campi, interviene anche in materia ambientale.

Da Bruxelles sono sicuri: non si tratta di fare passi indietro sulla tutela dell’ambiente, ma di garantire che la sostenibilità non rimanga intrappolata nella burocrazia. È questa la logica del pacchetto di misure con cui l’Ue punta a ridurre gli oneri amministrativi per le imprese per difendere la competitività del Vecchio Continente.​ L’obiettivo è quello di semplificare le regole, in particolare quelle relative alla rendicontazione della sostenibilità (Csrd – Corporate Sustainability Reporting Directive) e ad altre direttive ambientali su rifiuti, industrie ed economia circolare.

Seppur complicata, la sfida è chiara: mantenere gli obiettivi del Green Deal eliminando quei costi di conformità che pesano sui bilanci senza portare benefici diretti all’ambiente. Una strategia che tocca da vicino anche il mondo del riciclo e della gestione dei rifiuti.

Competitività e sostenibilità: un nuovo equilibrio

Se fino a qualche anno fa la priorità era “normare”, oggi la parola d’ordine è “semplificare”. L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio presentato lo scorso febbraio, che aveva già iniziato a snellire le regole Esg (Environmental, Social, and Governance) riducendo il numero di aziende obbligate alla rendicontazione non finanziaria.

Ora l’attenzione di Bruxelles si sposta sulle direttive ambientali vere e proprie. L’obiettivo dell’Esecutivo europeo è tagliare la “red tape”, quel nastro rosso della burocrazia che rallenta i processi industriali, come chiede da anni il mondo dell’industria. Un potenziale e auspicabile corollario consiste nello spostare le risorse economiche dalle pratiche amministrative alla innovazione tecnologica, che avanza sempre più velocemente e non aspetta i ritardatari.

Meno carte, più efficienza: le novità per l’industria

Il cuore dell’Omnibus batte su due fronti cruciali per l’economia circolare: le emissioni industriali e la Responsabilità Estesa del Produttore (Epr).

Per quanto riguarda la direttiva sulle emissioni industriali, la rivoluzione è nel metodo di reportistica. L’idea dell’Ue è quella di passare da una rendicontazione “per sito” produttivo a una “per gruppo”. Questo cambiamento permetterà alle grandi realtà industriali di aggregare i dati, eliminando duplicazioni inutili e requisiti di certificazione ridondanti.​

Anche sul fronte Epr (Extended Producer Responsibility), il meccanismo che responsabilizza i produttori sulla gestione del fine vita dei loro prodotti, si va verso uno snellimento. La semplificazione riguarderà in primis le procedure di nomina dei rappresentanti autorizzati, rendendo più fluido il mercato unico. Inoltre, l’Ue punta a risolvere le criticità legate ai criteri end-of-waste (quando un rifiuto cessa di essere tale per diventare risorsa), dove spesso le interpretazioni locali e regionali creano colli di bottiglia nei processi di verifica e approvazione.​

Un altro segnale tangibile di questa volontà di pulizia normativa è la proposta di abrogare il database Scip sulle sostanze pericolose, considerato costoso e poco utile, per sostituirlo con strumenti più moderni e digitali.​

Le novità sugli imballaggi

In questo contesto, gli imballaggi rappresentano una eccezione. Nonostante il clima di revisione generale, infatti, la Commissione europea ha scelto la via della stabilità: il Regolamento Imballaggi (Ppwr) non verrà riaperto.

Bruxelles opterà per l’approvazione di una comunicazione che contenga le linee guida interpretative del regolamento. Una scelta di buon senso che mira a chiarire l’attuazione delle norme — prevista a partire da agosto 2027 — senza rimettere in discussione l’impianto generale. Per le aziende e i consorzi, questo significa poter pianificare gli investimenti con la certezza del diritto, evitando quel clima di incertezza che spesso paralizza le decisioni strategiche.​

Il futuro è digitale

Infine, la semplificazione passa inevitabilmente per la digitalizzazione e la velocità. In tal senso, il pacchetto Omnibus prevede una corsia preferenziale per i permessi ambientali, puntando su scadenze certe e strumenti telematici per accelerare le pratiche.​ Per i settori considerati strategici, come quello delle reti elettriche, si fa avanti l’ipotesi di prevedere una “presunzione di interesse pubblico” che sblocchi i progetti. Non è escluso che questo approccio possa estendersi anche ad alcuni aspetti del regolamento sul ripristino della natura.

Guardando oltre l’Omnibus, la Commissione ha già in cantiere un “mini-pacchettosull’economia circolare. Il focus sarà ancora una volta la semplificazione normativa e una migliore categorizzazione delle plastiche. La direzione è chiara: la strada per un’Europa più verde passa per un’Europa più efficiente.

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